Sono passati più di 10 mesi dall’ultima volta che sono partito in una gara aspettandomi un bel risultato.
Maratona di Milano 2011.
E 11 mesi dall’ultimo bel risultato conseguito, mezza di Vigevano.
In mezzo due mezze maratone corse senza un giorno di allenamento in 2 ore e 28, a Monza e a Londra, una comparsata alla maratona di Venezia.
Fine.
Tutto il resto dell’anno è stato caratterizzato da poca corsa e travaglio sentimentale.
Ora no. Oggi, è il momento.
Oggi si torna a fare sul serio.
Sono di nuovo tornato a chiedermi , prima della partenza, se sono davvero abbastanza pronto.
E come tutte le volte mi sorprendo di come pensavo di essere più indietro di condizione.
Alla partenza Ale mi sta vicino, gli altri Marzia, Marco e Gloria partono più avanti e so già che li rivedrò solo all’arrivo.
Come Ale del resto, che ha dato un tempo fasullo per partire con me.
Lui non l’ha detto ma io penso sia così.
Ho con me un portafortuna, lo tengo in mano per tutti i dieci minuti che precedono il via.
Questa tensione da top runner non mi abbandonerà mai,
E si parte.
Ale schizza, mi chiede se ci sono, gli dico di andare, io devo correre a modo mio.
Primi chilometri, devo capire come sto.
Sembra bene, la gambe vanno, il fiato c’è.
Posso forzare un pochino.
Quarto chilometro a razzo, troppo.
Rallenta Gius, ascolta il tuo corpo, non guardare il Garmin.
Poi non è vero che sono riuscito a non guardarlo, però come un mantra me lo sono ripetuto spesso. “ascolta il tuo corpo Gius”.
E’ un po’ come la prima volta che fa una mezza, senza però la stessa incoscienza, perché adesso sai cosa ti aspetta.
Chilometro otto, volevo solo superare qualcuno, invece mulino, vado che è una bellezza, tre chilometri a tutta, fino al chilometro undici,
Ristoro.
Un sorso di te, una fetta d’arancia, non mi fermo, proseguo.
Ho abbassato un pochino il ritmo, ma dai calcoli mentali risulterebbe comunque un buon tempo alla fine.
Ma voglio di più.
Ho ascoltato il mio corpo, e lui ha gridato.
Vuole continuare a gridare.
Chilometro 14, nuovo allungo, per un altro paio di chilometri.
Questa volta accuso un pochino, devo rifiatare, ma non entro mai in crisi, le gambe girano, forse si fa un pochino corto il fiato, ma recupero alla svelta.
Manca poco al chilometro 19.
Ormai la finirei anche camminando, ma non è questo il punto.
Non in una giornata con tutta questa benzina.
Riparto.
Sento muscoli delle cosce ringhiare, i polpacci spingere come pistoni.
Infilo gli altri concorrenti, uno dopo l’altro come fossi appena partito.
Incoraggio una ragazza all’ingresso dell’arena che non ce la fa più “Forza, abbiamo quasi finito”.
Mi risponde qualcosa, ma sono già lontano.
Spero non siano insulti J
Attraverso l’arena, non la guardo neanche, voglio solo arrivare.
Duecento metri, ecco il gonfiabile del traguardo.
Ci sono.
Pantani una volta rispose a una domanda sul perché andasse così forte in salita .”perché così abbrevio il supplizio”.
E’ lo stesso motivo per cui in tutte le gare ho sempre nel finale il momento di massimo sforzo.
Per accorciare la sofferenza.
Traguardo!! Quanto tempo dall’ultima volta…..
Due ore, 4 minuti, 52 secondi.
Miglior tempo personale.
E il mio solo urlo di liberazione quando finisco, qualunque sia il tempo, solo per aver portato al traguardo la mia carcassa.
ps
Un ringraziamento speciale, con il cuore, ai compagni di corsa e accompagnatori che erano con me a Verona, una compagnia splendida
Giuse